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between grief and nothing

Ultimamente quando scrivo lo faccio perché mi è successo qualcosa che mi ha scrollato abbastanza da farmi scivolare di dosso la coperta, oppure per una ragione qualsiasi, tipo che mi annoio, che ho voglia di scrivere o che mi è venuta in mente una cosa che vale la pena raccontare. In questo caso è uno di quei casi lì. Già. Ed è anche, ve lo dico subito così vi preparate, uno di quei pezzi con pochissimi punti e tante frasi annodate insieme e che vanno ad incastrarsi l’una nell’altra come le bamboline russe col foulard in testa che una volta ci sembravano una figata incredibile e ce le avevamo tutti in casa, poi è arrivato il cartone animato di Gordian e abbiamo capito che le bamboline russe non è che fossero poi così pazzesche, insomma, non sparavano neanche i razzi dalle ginocchia, e ti voglio vedere il giorno che i mostri spaziali cercano di invadere la Terra se provi a respingerli con un robottone di sessanta metri o con una cazzo di bambolina russa a forma di Barbapapà. Ecco, per capirci, è uno di quei post lì, perciò se siete di quelli che la lingua italiana va rispettata e la punteggiatura e l’ortografia e le coordinate e le subordinate e poi non sei mica Joyce ma manco Paolonori potete anche saltare al post successivo, che però finora non l’ho neanche scritto, che ultimamente quando scrivo lo faccio perché mi è successo qualcosa che mi ha scrollato abbastanza da farmi scivolare di dosso la coperta, oppure per una ragione qualsiasi, tipo che mi annoio, che ho voglia di scrivere o che mi è venuta in mente una cosa che vale la pena raccontare, ma questo l’ho già scritto all’inizio e non posso permettermi un post circolare, sennò diventa come l’ultimo film dei fratelli Coen e dovrei suonarvi un pezzo folk e io la chitarra non la studio da un pacco di tempo, che per me la chitarra è una cosa che prendo in mano quando devo tirarmi fuori da una delusione sentimentale, di solito funziona così, e la studio e mi applico finché sono triste, poi smetto di essere triste e smetto anche di studiare la chitarra, che io per le cose in cui bisogna applicarsi tutti i giorni sono proprio negato. Quindi adesso non lo so se è il caso di tirare fuori la chitarra o no, non l’ho ancora capito, e per il momento scrivo e basta, poi magari mi metterò su un film, ma non uno di quelli tristi, che va bene non provare delusioni sentimentali, ma andare a rimestare la merda col bacchetto non mi sembra il caso. Andare a rimestare la merda col bacchetto è una frase che diceva sempre Marzia, e mi piaceva un sacco, che a me le cose un po’ triviali certe volte fanno ridere. C’erano diverse cose di lei che mi piacevano e che mi mancano anche un po’, a distanza di un anno e passa, e dopo sette anni credo sia anche normale, e credo che sia un vero peccato che una relazione così lunga non sia diventata una buona amicizia, si sia semplicemente affievolita fino a sparire, perché alla fine mi sento come se avessi buttato via un sacco di tempo senza mettere via niente, anche se il tempo trascorso insieme mi ha cambiato e arricchito e adesso per esempio so fare il gallo pinto e adoro Chavela Vargas e chissà quante piccole cose mi porto dietro del tempo che abbiamo trascorso insieme, e non parlo della raccolta dei Litfiba che mi è rimasta nei cidi, che quella non so come ci sia finita e mi fa pure cagare, e oltretutto io non trovo più Achtung Baby degli U2, e mi pare che semmai nel cambio ci ho perso. Comunque alla fine non siamo rimasti amici, siamo tornati i due estranei che eravamo prima di incontrarci, e non mi sto lamentando, che se volessi investire altro tempo su quella persona magari proverei a chiamarla, e invece sticazzi, si vede che mi sta bene così. Non c’è rancore in questo ragionamento eh? Che poi uno lo legge e pensa che, è solo che stavo riflettendo su come i rapporti prendono delle curve inaspettate ed escono di strada e non sai se il loro destino sarà sfrantarsi contro un pioppo o scoprire una strada nuova e più interessante, e stavo pensando alle amicizie che certe volte nascono fra due estranei e crescono e altre che sono il risultato di un sentimento più forte che si è esaurito, come due ascensori che si incontrano a metà di un edificio e uno sale e l’altro scende, ma a parte quello sono due ascensori, che razza di associazione di idee mi fai fare, meglio se continuavo a parlare della chitarra. È che poi uno lo legge e pensa che forse volevo dire qualcosa e non trovo le parole, che è anche vero, che l’altra sera ho fatto degli esercizi sull’empatia che mi hanno fatto tornare a casa che non avevo neanche più un pensiero al suo posto, e da allora sto rimuginando sul senso di un bel po’ di cose e sui rapporti umani e sulle persone, su alcune più che su altre, e credo di essere una persona molto fortunata e molto sfortunata e sono contento e non lo sono e adesso prendo la chitarra ma non mi metto a studiarla, resto lì e la guardo e poi la metto via e continuo a guardarla, che magari imparo a suonarla per osmosi, come fai a sapere che non funziona, ci hai mai provato, ci ha mai provato qualcuno, hai letto delle pubblicazioni, tipo? No? E allora? Magari basta mettersi lì e farlo per tanto tempo e alla fine la chitarra si stressa di averti sempre lì davanti che la fissi e si arrende e si fa imparare senza esercizi, basta che ti levi dalle balle. Con le persone a volte funziona, ci diventi amico perché non ne puoi più, e passa il tempo e non ti senti amico di quella persona più di quanto ti ci sentivi all’inizio, ma hai capito che è una brava persona e ti fidi e quando questa persona ti dice che è bello averti come amico e ti confida tutti i suoi cazzi e ti chiede aiuto dentro di te pensi si vabbè ma sticazzi, però alla fine ti comporti come faresti col tuo migliore amico, perché sono cose che hai e darle agli altri non ti fa mica male. Però i miei amici quelli veri non li vedo da un po’ e la cosa mi pesa, soprattutto stasera che mi sono messo a scrivere perché mi è successo qualcosa che mi ha scrollato abbastanza da farmi scivolare di dosso la coperta, oppure per una ragione qualsiasi, tipo che mi annoiavo, che avevo voglia di scrivere o che mi è venuta in mente una cosa che valeva la pena raccontare.
Poi penso ai miei lettori recenti, quelli che hanno cominciato a gironzolare qui sopra da poco e hanno capito più o meno come funziona e da qualche giorno girano e annusano e sentono che sta arrivando il post introspettivo serio mascherato da post minchione, e guardano l’ora e dicono vedrai che adesso arriva, e finalmente se lo trovano davanti e lo leggono e ghignano perché lo sapevano che finiva così, e io lo sapevo che loro lo sapevano, e qua posso darvi l’idea di stare parlando a qualcuno in particolare, ma giuro che (non) è così, è che quando ho delle cose dentro che non trovano posto devo mettermi lì e scriverle come sono, senza una forma, che poi le rileggo e forse riesco a trovargliene una, oppure no, le tengo così, confuse e spettinate, ma non importa, ci sono cose che non ci crederesti che sono importanti, che a vederle da fuori non gli avresti dato due lire, ma alla fine sono quelle che ti segnano e ti cambiano perché nella loro banalità e confusione e spettinatezza sono quelle cose che magari cercavi da tutta la vita, perché in mezzo a tanti aggeggi che ti sono passati per le mani e hai adattato per farli funzionare può capitarti di trovarlo per terra quel robo che ti fa funzionare tutto il casino là dentro, quello che non ci devi toccare niente, va bene così, e scusate, vado un attimo a prendere la chitarra.


referrerz

Agosto è cominciato da tre giorni, il terzo non è neanche finito, e già il pablog è stato visitato da 32 pedofili, capitati qui attraverso la solita ricerca sul motore di suddetta. E’ una cosa che mi lascia sempre perplesso, possibile che ce ne siano così tanti da regalarmi ogni mese un centinaio di visite? Non posso pensare che siano sempre gli stessi che regolarmente sbagliano e finiscono qui, dopo la prima volta te la dai e mi eviti, o sei un pervertito dalla memoria corta..
Magari poi è uno che è capitato per sbaglio la prima volta, e gli è piaciuto così tanto che ogni volta ripete la ricerca per essere sicuro di ritrovarmi. Appuntarsi l’indirizzo è qualcosa che sfugge alla sua logica complessa..
Oppure è la Digos che mi tiene d’occhio, o qualcuno che mi sporca i referrers di proposito, ma preferisco pensare al depravato scemo che ogni volta apre la mia pagina e “Doh! Ancora lui!”.
Fortuna che c’è ancora qualcuno in grado di regalarmi delle soddisfazioni:
l’onnipresente “farsi i cazzi propri“, che non ha ancora scoperto come si fa e cerca su internet la soluzione.
Esiste un libro per te, ti posto la copertina qui sotto. Se non lo trovassi in libreria non cedere, prima o poi scoprirai come si fa a farsi i cazzi propri, e quando lo avrai scoperto ti prego di rivelarmelo, io non ci sono ancora riuscito.
Vuoi vedere che quelle ricerche le ho fatte io?
Un altro vorrebbe sapere “chi sono i bagarini“. Sono dei bastardi, si comprano tutti i biglietti prima di te e poi ti aspettano fuori dai cancelli per rivenderteli al triplo, quando va bene. Da quando ticketone ha il monopolio della vendita dei biglietti e per comprarne uno devi stare attaccato a internet da mezzanotte a mezzanotteunquarto e sperare in San Culo, i nostri simpatici amici hanno proliferato, e qualcuno se l’è preso nell’omonimo del santo appena citato.
immagini jamiroquai live genova 2005 io c’ero“. Anch’io c’ero, me ne mandi qualcuna? Le mie sono venute male.
magliette u2 ufficiali“. Lascia perdere, costano un patrimonio e non sono granché. Ma perché ultimamente le magliette devono costare sempre dieci euri più del biglietto? Quello degli U2 oltretutto costava 54 euri, mica spiccioli, e come puoi pensare che sarò disposto a pagare una maglietta 70 euri? Ma sei cretino o cosa?
Lara belli” non so chi sia, conosco Lara, ma dubito che abbia intenzione di sposare il cantante dei Ladri Di Biciclette, anche se le piacciono gli uomini corpulenti (lo so che questa la pagherò cara).
Pablo Renzi” invece lo conosco, e complimenti a quello che l’ha inserito su google, è stato l’unico ad avere azzeccato il sito che cercava.

 


schegge

Di nuovo. Mi siedo per raccontare di cose che sanno di gioia, e qualcuno mi scombina i piani.
Che poi siamo tanto abituati a considerare la guerra un evento codificato da regole, dichiarazioni, movimenti chiari, da non renderci conto che coi tempi cambiano anche le abitudini belliche, e alla fine la guerra non si fa più col metodo tradizionale dei due eserciti che si fronteggiano. Quello che manca però è il piatto. Una volta c’erano in ballo territori da occupare o da liberare, interessi evidenti, qui ci sono esplosioni in mezzo alle persone col solo scopo di generare paura, che alimenta sé stessa e nient’altro.
Probabilmente una persona più attenta mi mostrerebbe le conseguenze economiche di un clima di terrore, e saprebbe indicarmene i beneficiari, io posso giusto stare a guardare con l’espressione ottusa di chi vede il mondo cambiargli intorno e non sa perché.

E allora fanculo, io lo racconto lo stesso il mio ritaglio di gioia, è l’unica difesa che ho.

Allora, giovedì notte, quando sono tornato a casa, ero felice. Intanto perché ero tornato sano e salvo, e con Sara alla guida non è una cosa così scontata, guida la macchina come sugli autoscontri, e in autostrada sono cose che disturbano un po’.
Poi ero felice perché avevo appena assistito a un gran bel concerto, tanto più bello perché inaspettato. L’ultima volta che ho visto un concerto degli U2 mi sono rotto le balle e li ho mandati a cagare loro e i loro atteggiamenti da rockstar esagerate.
Quello di giovedì è stato un concerto caldo, tutto giocato sulle corde dell’emozione, e lo so benissimo che l’unica differenza erano gli otto anni di distanza dal precedente, allora me n’ero scoppiati tre in fila, l’ultimo mi aveva proprio annoiato. Lo so ma non mi frega, questo concerto è stato straordinario, le pose da rockstar dei miei coglioni non mi hanno disturbato per niente, il palco era enorme, sul prato si stava larghi, le orecchie non mi fischiavano, e anche se le canzoni dell’ultimo disco non mi dicono molto, quando sono rientrati sulle note di Zoo Station ho fatto un salto all’indietro di quattordici anni, mi sono rivisto sui gradini del Forum di Assago al mio primo concerto, pelle d’oca. E poi avere Edge a un paio di metri è comunque un’emozione.


U2

– Quantoo? Ma tu sei fuori! – mi dirà Pino quando leggerà il pablog e scoprirà che ho comprato il biglietto per il concerto di domani sera degli U2. Avrà ragione, 63 euri è più del doppio di quanto avevo pagato nel ’97 per vederli a Reggio Emilia, e sono ancora uno dei fortunati che lo paga senza i sovraccarichi dei bagarini. Non è il biglietto più caro che ho comprato, comunque, per Fossati ho fatto di peggio.
– Che cosa dovevo fare? – gli risponderò. Mi hanno offerto il biglietto e non potevo mica dire di no, tanto più che da quando l’ho rifiutato mesi fa mi si è arrampicato un gibbone su per la schiena, e adesso ce l’ho sulla spalla che mi canta insistentemente Bullet The Blue Sky.

Questo mese ho speso più per i concerti che per la benzina, mi sembra di essere tornato alle superiori, quando mi facevo centinaia di chilometri per andare a vedere un gruppo nell’unica data italiana, dormivo sui treni, mangiavo panini sotto la pioggia seduto davanti ai cancelli, mi vendevo un rene per procacciarmi i soldi della maglietta rigorosamente ufficiale.

Poi il tempo passa, non hai più voglia di ammazzarti per un gruppo che neanche ti piace più tanto, non compri più cidi perché costano, vai a vedere solo concerti vicini e selezionati, la maglietta non la prendi o al limite ti fai bastare quella da dieci euri del napoletano ciccione, pensi che sei diventato grande, che stai attento alle spese, come un bravo ragazzo responsabile che ha dei progetti di adulto, e ti convinci che i concerti più belli sono nei teatri.

– Ho un biglietto in più per gli U2 a Milano, partiamo presto, ci sediamo davanti ai cancelli e ci picchiamo per accaparrarci le prime file. Vieni?
– Certo!

In culo ai progetti, per diventare grande c’è tutto il tempo.