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buoni propositi per l’anno nuovo

che poi buoni propositi fa troppo cara mamma ti prometto che l’anno prossimo sarò più bravo e terrò in ordine la mia cameretta senza arrivare a farmi chiudere per una settimana nel ripostiglio senza mangiare né bere, mentre in realtà io volevo solo scrivere una lista di spunti di cose che mi piacerebbe veder realizzate in questo 2012 che sta arrivando.

E scusate se comincio col mio compleanno, ma cadrà a gennaio, non è che c’è tutto questo tempo per organizzarsi e le cose da fare sono molte. Per il mio quarantesimo anniversario vorrei evitare di ricevere dai miei amici un mucchio di regali che lo so, sono sentiti, lo capisco, sono destinati a una persona dai gusti particolari e non è facile azzeccarli, lo apprezzo tantissimo che vi siate ricordati e abbiate voluto celebrarlo al meglio, ma davvero, DAVVERO, non ho bisogno di nessun oggetto/apparecchio/libro/capo d’abbigliamento che giustifichi la vostra spesa. Davvero. Grazie, ma no grazie.

L’unica cosa che potreste fare, se proprio non riuscite a resistere alla voglia di rinfacciarmi che compio quarant’anni e sono probabilmente a metà della mia vita e quella più divertente era la prima, sarebbe aiutarmi a realizzare il secondo desiderio: bermi una Sagres seduto al tavolino di un bar. Non è molto, dite? Basta trovare un bar che tenga la birra portoghese, dite? Ecco, il fatto è che il bar io l’avrei già scelto: ha i tavolini fuori, è poco frequentato e soprattutto si affaccia sulla Ribeira, il lungofiume di Porto. Capito adesso? Se proprio non resistete alla voglia di farmi un regalo regalatemi un pezzettino di vacanza a Porto. Non mi interessa starci quindici giorni, mi bastano due o tre, il tempo di camminare per le strade e ascoltare i gabbiani, andare a mangiare ad Afurada e bermi la mia sagres guardando i barconi ormeggiati. Sarebbe il miglior regalo per i miei quarant’anni, ve l’assicuro.

Un altro degli impegni che ho preso con me stesso per il prossimo anno è quello di vendere il vecchio vespino 125 (monomarcia, non quei gloriosi pezzi da esposizione). Non che sia da buttare, intendiamoci, nonostante gli anni e i chilometri è ancora in grado di portare due persone oltre i Giovi senza neanche il fiatone, ma con l’anno nuovo erediterò (pagandomi il passaggio, che intenderei appunto ammortizzare con la vendita della vespa) un Beverly 500 con cui conto di andare a spappolarmi contro un muro, sopraffatto dalla velocità, entro aprile, e mi piacerebbe che il fedele vespino andasse a stare a casa di qualcuno che lo sappia apprezzare.

Il quarto proposito viene via col terzo, perché se non prendo la patente A il Beverly lo posso guidare solo a Napoli, e fare avanti e indietro tutti i giorni per andare a lavorare a Busalla diventa lunga. Non dovendo studiare per l’esame di teoria conto di riuscire a cavarmela senza troppa fatica, al limite nascondo dei criceti ammaestrati sotto i birilli e li faccio muovere a comando.

Restando in tema di motori come non ricordare che quest’anno dovrò anche cambiare macchina, che duecentomila chilometri e un minaccioso sibilo alla distribuzione pesano più di un incentivo statale? Per questo spero che il 2012 mi porti una massiccia dose di culo e mi faccia trovare una macchina usata pochissimo a un prezzo bassissimo, ma credo che farò meglio a rivolgermi al solito rivenditore di famiglia.

E le vacanze? Le vacanze quest’anno mi sa che saltano, oscure nubi si addensano all’orizzonte e minacciano spesone. Naturalmente una piccola pausa portoghese non è proprio una vacanza, non va contata nei sacrifici, soprattutto se regalata dagli amici, che amici!

E poi direi basta, l’ultimo proposito del 2012 è di andare allegramente in culo ai maya e ritrovarci qui fra 365 giorni per tirare le somme e farsi promesse per l’anno a venire. Buon anno a tutti!


ma gli androidi, quando le pecore elettriche non sono a norma, ci fanno le crene?

Quando abiti in una casa vecchia capita spesso di dover mettere le mani in posti dove non avresti mai pensato di. Anche quando abiti in una casa con tre gatti, ma è un’altra faccenda.

Per esempio il mese scorso mi sono trovato a dover cambiare la lampadina del bagno; niente di serio, chissà quante volte, direte, solo che una volta cambiata la lampadina la stanza è rimasta al buio. Emmaccheccaz, ho detto io, e ho provato a sostituire la lampadina del bagno con quella del salotto, immaginando che forse stavo usando un ricambio fallato, ma anche così..

Il giorno seguente, al lavoro, un collega esperto di quello che succede dentro i fili nei muri mi spiega che se non è la lampadina nove volte su dieci è l’interruttore, che è vecchio e va sostituito. C’è anche l’eventualità che un elettrone sia inciampato nel neutrone e abbia cozzato nel protone scatenando il Caos Primordiale Di Ohm, ma è talmente complicato da capire che decido di andare a comprare un interruttore nuovo.

Lo sostituisco al buio, che quando torno da lavorare non splende più il sole su queste terre dimenticate da Dio, e quando ho finito pigio, e poi ripigio, e poi ripigio ancora, e avrete capito anche voi che Dio in questa frase non è stato citato a sproposito, che prima che si arrivi al punto viene tirato in ballo diverse volte.

A questo punto ho fatto ciò che chiunque al mio posto, ho consigliato al mio collega di trovarsi una fidanzata e ho chiamato un elettricista vero, e nel fare ciò, senza saperlo, ho anche dato una svolta radicale al mio destino.

Arriva Paolo, il mio amico elettricista, butta un occhio alla scatoletta dei fili incassata nel muro e mugugna qualcosa che suona come “estinzione della razza umana”, poi tira fuori il cacciavite e comincia a svitare. Quando tira via il coperchio notiamo una massa di plastica e rame e materia annerita di probabile origine extraterrestre, e io ingenuamente gli chiedo se sia il caso di far decollare gli astrocaccia. No, fai decollare un astroassegno, che qui non te la cavi con due euri, ti ci posso mettere una pezza, ma hai un impianto elettrico che se non vai a fuoco oggi ci vai domani, vai tranqui.

Vai tranqui, mi dice. C’è da cambiare l’impianto elettrico in tutta la casa e vado tranquo. Già.

Insomma che chiamiamo il padrone di casa e gli spieghiamo la faccenda, e lui dice che se c’è da fare si fa, pochi cazzi, che il mio padrone di casa è differente, mica come il vostro che vi fa piovere in casa e se ne batte il cazzo. Dice che però farà venire il suo uomo di fiducia su questo piano dell’esistenza (perché una delle ragioni per cui non vedo mai il mio padrone di casa è che abita in un’altra dimensione) a visionare i lavori e parlare con l’elettricista.

Così succede che lunedì ho in casa l’elettricista a capire cos’è successo, martedì torna col suo aiutante a prendere le misure e farmi un preventivo, mercoledì torna col suo aiutante per incontrare l’uomo di fiducia del padrone di casa, giovedì torna l’uomo di fiducia del padrone di casa col suo aiutante per vedere se quanto calcolato dall’elettricista corrisponde a verità, venerdì mettiamo dei tavolini in giardino e compriamo un blocchetto e una penna per segnare le ordinazioni, sabato si ritrovano tutti compreso il padrone di casa per stabilire una volta per tutte cosa ci sia da fare e domenica scopriamo che il nostro impianto elettrico è stato inserito in un tour europeo di luoghi sacri e riceviamo la visita di un pullman di suore.

Per non farmi cogliere impreparato stampo dei santini simpatici a tema elettrico, come la lampadina che ti illumina il cammino o il Santo Salvavita. Le suore non apprezzano, ma se una fosse anche spiritosa non si voterebbe a una vita di castità, no?

Comunque ad un certo punto le visite calano, i tour operators che organizzano le gite nei santuari hanno scoperto che in casa mia la Madonna non è proprio apparsa, nel senso più tradizionale del termine, è piuttosto precipitata dall’alto in diverse occasioni, e pare che non conti; adesso i pellegrinaggi vengono deviati al Santo Sasso di Sarissola, gemellato con St. Kevin’s Stump, e gli affari vanno a ramengo.

Come se non bastasse da un paio di giorni sono finalmente cominciati i lavori, e via via che le crene si aprono nelle pareti la casa somiglia sempre più alla Sarajevo post-assedio: ieri è venuto a suonarmi alla porta un ambulante marocchino, e quando ha visto che non gli compravo niente mi ha chiesto qualcosa da mangiare; l’ho invitato ad entrare e dividere la mia pastasciutta, ma appena ha visto in che condizioni mi trovavo mi ha invitato lui in trattoria, e ha pure pagato il conto.

Per fortuna domenica partiamo, e fino all’8 gennaio non ci facciamo vedere. Dice Paolo che per quando torneremo a casa i lavori saranno finiti, ma non credo che questo significhi trovare la casa nelle sue condizioni originarie. Oppure si, ma nel senso di quando al suo posto c’era un enorme montagna di detriti. Ho paura che una volta rimesso tutto in ordine avremo bisogno di un’altra vacanza.


tredueuno

Insomma che niente, vado a dormire, mi sveglio oggi ma più tardi e scopro che dopodomani prendo la macchina il treno l’aereo la metro l’ascensore e non dormo più per quindici giorni, che nella città che non dorme mai anche schiacciare una pisa in un angolino, così di nascosto, mentre son tutti girati, fa brutto, e se c’è una cosa che in quel posto lì non va mai fatto è far brutto, che in quel posto lì son tutti tirati e fighi anche quando non fanno niente di speciale, che a te sembra che non facciano niente di speciale, ma in realtà loro stanno facendo qualcosa che altrove non si potrebbe mai: stanno facendo niente di speciale in un modo figo, e provaci un po’ a Ronco se ci riesci, che già andare in stazione coi capelli arancioni ti rende argomento di conversazione per una settimana e ancora dopo due c’è gente che ti saluta guardandoti sopra la fronte, si vede che la Pietrina non gli basta a questo paese di tricoconservatori.

La prima cosa che devo fare una volta di là è alzarmi a un’ora decente e incontrare i miei cognati mia cognata e il cognato della mia fidanzata tutta la cognateria sotto l’arco dove Harry capisce che non può vivere senza Sally che poi torna indietro di corsa e si fa tipo due tre boroughs che è una cosa che da noi fa strillare la milza solo a pensarci, come se io andassi a lavorare correndo, ma te l’immagini, un’infortunio sul lavoro al giorno sempre che riesca a raggiungere il cancello della ditta. Comunque ci si dovrebbe vedere là, e spero che tardino un po’, così vado a farmi subito la foto davanti a casa di Martin Mystère e poi me ne faccio anche una nella via di Bob Dylan abbracciato alla fidanzata che però sarà difficile che sia disponibile dato che è morta, vorrà dire che mi porterò la mia da casa, vedi che a viaggiare con del bagaglio extra alla fine torna utile.

Sto scrivendo in modalità fullscreen, che è una cosa che sembra di scrivere su un foglio, è anche bello da vedere, senza margini e colori di sfondo, tutto bianco, come battere a macchina una nuvola, chissà quando piove le macchie d’inchiostro che lascia sulle lenzuola stese.


start spreading the news..

Insomma che ho fatto i biglietti, ad agosto si va a New York. Avevo pensato, dato che c'era il tempo, di vedere prima la vecchia York, ma mi hanno detto che non importa, tanto il sequel non ha nessun collegamento col primo episodio.

Io di New York so, per averlo imparato da Frank Sinatra, che è la città che non dorme mai, e che se puoi farla lì puoi farla dappertutto. Se dovessi collegare le due cose penserei che a New York i cessi sono così sporchi che la puzza ti tiene sveglio tutta la notte, spero di sbagliarmi, in ogni caso per sicurezza mi porterò il vasino.
Ogni altra informazione sulla città mi arriva dal cinema, quindi immagino di andare in una città piena di psicopatici che vogliono farla saltare per aria, di mostri che si aggirano fra i palazzi calpestando taxi (ma io li frego e giro in metro!), di aerei che ti portano direttamente in ufficio, insomma un gran casino. Spero che quindici giorni mi basteranno per vedere tutto e tornare vivo, ma devono bastarmi, il volo costa come due vacanze in Portogallo, non so quando potrò permettermi di tornarci.


25 album

Io su feisbuc ci vado poco, che è già troppo considerato che mi ero cancellato; poi mi sono reiscritto perché gli amici, e i contatti, e insomma che son di nuovo lì, ma ci vado poco, così quando Alberto mi spedisce una di quelle catene stronze che di solito butto via non mi viene voglia di condividerla lì, dove finirei per alimentare una di quelle cose che detesto, ma si accende una lampadina nella mia stanza preferita, e finisco per tornare a scrivere sul blog, anche solo per stilare l’ennesimo piccolo elenco.
Stavolta si tratta di dischi, o come dice Alberto nella sua nota:

non necessariamente i più belli, non necessariamente i più amati, non necessariamente niente.
ma quelli che ci sono stati e che sono parti integranti di parti della mia vita, quelli che li senti e scattano odori, sapori, sensazioni. quelli che bastano anche solo poche note e va in moto la macchina del tempo. quelli che senza non sarebbe stata la stessa cosa, e dopo niente è più stato come prima.
non sono nemmeno tutti. sono i primi 25 che mi son venuti in mente, in ordine rigorosamente sparso, dettato dalle mie personalissime contorsioni sinaptiche.

In rigoroso ordine sparso non potrei non mettere l’album che comprai in Grecia, durante le mie prime vacanze da solo, in compagnia di un pope dark, in un piccolo negozio nel mercato delle pulci di Atene. Ogni volta che lo ascolto mi rendo conto che il tempo è passato veloce, e il pope dark ha una moglie e due bambini e non si veste più come un cretino. Ma soprattutto ha abbandonato quella ridicola pettinatura da Scialpi..

1. Jeff Buckley – Grace

Poi ci sono i bei tempi della radio, Salviamo Il Salvabile coi tre lassativi, che eravamo io, Andrea e Matteo, e qualche volta capitava anche Umbe in anticipo per la sua trasmissione metal e si spacciava per il signore con le noci in bocca. Ci sono tantissimi dischi che mi rimandano a quel periodo, fra quelli che mi compravo, quelli che trovavo lì e quelli che portavano gli altri. Quello che ho scelto è stato particolare, sono andato anche a vedermelo dal vivo in un concerto stupendo..

2. The Cure – Wish

 


Altri tempi e altri amici, sebbene questo particolare amico fosse anche un occasionale visitatore della radio. Il gruppo che segue me l’ha praticamente presentato lui, ed è diventato uno dei pilastri, anche e soprattutto nei momenti difficili. Glielo dedico volentieri, come gliel’ho dedicato senza dirglielo mille volte, durante gli anni in cui ci siamo persi di vista.

3. CSI – In Quiete

L’ultimo (che credevate, che ne avrei davvero pubblicati 25?) è per la persona che da quattro anni e passa sacrifica il proprio equilibrio interiore per riparare al casino che ogni giorno le lascio in casa, che raccoglie i miei vestiti dal divano, che mangia le porcherie che le preparo, che sopporta i miei ritardi costanti, le mie distrazioni eterne, che ogni giorno penso che prima o poi mi caccerà di casa, ma che ogni sera prima di addormentarsi mi cerca la mano, e di cui non saprei più fare a meno. Questa è per il suo compleanno, che ormai è arrivato.

4. Los Fabulosos Cadillacs – Fabulosos Calavera 
 


saluti di passaggio

Giusto un passo per salutare chi è rimasto, fare il punto ma senza sestante, che quello bello in acciaio che ho visto in vetrina l’ho lasciato là, e cosa me ne potevo fare di un sestante, che ho già dei problemi a capire come funziona la sveglia?

Sono tornato dalla prima metà delle mie vacanze, quella con la birra a un euro, le connessioni a internet per seguire le vicende del Genoa, l’uomo gambero e la sua cappottina gialla, monotetta, le manate di Cro Magnon, la spiaggia di sabbia, l’Atlantico, le piattate di crostacei, il festival rock e gli sfattoni, i pellegrinaggi mistici, i borghi medievali di plastica, l’insalata russa, il panino con l’uovo, la sbobba al caffè, le occhiate allusive, i sandali scivolosi, le mutande che fanno prudere, l’odore di morte in macchina, le notti all’addiaccio dietro un camion frigo col motore acceso, riconoscere i connazionali dal colore dell’audioguida, il materasso col buco e la doccia senza, Bobos, Figon, i cidi a venticinque euro, i messaggi con un giorno di ritardo, i poliziotti comprensivi, Obelix e le sue indicazioni del cazzo, il navigatore cieco, gli studi sulla propagazione del suono, Gian Jean e Josè, i calzini da tedesco, la lonliplenet, lo zainetto, la mucca dipinta.

Adesso mi aspetta la vacanza organizzata nel dettaglio, con la valigia, la prenotazione, il lettone..

Chi stranu e cumplicatu sintimentu
gnonnu ti l’aia diri
li mo peni
cu sapi si si in gradu di capiri
no sacciu comu mai
ti uogghiu beni.