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rimedi contro la caduta dei capelli

Succede che un bel giorno, finita la partita in televisione, state tornando a casa tenendovi per mano come sempre, sorridete, che la vostra squadra ha vinto, c’è un bel sole caldo nonostante l’approssimarsi dell’autunno, e lei ti dice “Domani vado in Africa”.
“Non sarebbe più consono Lourdes?”, le rispondi ancora seguendo col pensiero la vittoria all’ultimo minuto.
“No, davvero, voglio vedere il deserto”.
“E c’è bisogno di andare fino in Africa? Non ti basta riaprire le Cappe?”

Non aggiunge altro, e tu non torni sull’argomento, non ci pensi più e una volta a casa accendi la tele per ascoltare il commento dell’allenatore su quella vittoria pazzesca.
Lei se ne va di sopra e la senti armeggiare, ma sono quei rumori di sottofondo che hai imparato a ignorare, come quando ti rimprovera per qualcosa che hai combinato mentre non c’era.

E’ quando torna giù con la valigia in mano che capisci che non stava scherzando.

“Ma dove vai con quella valigia?”
“In Africa”
“Ma sei fuori? Perché?”
“Ho bisogno di stare un po’ sola a riflettere su noi due”
“EH?”
“Voglio andare a insegnare cos’è la libertà a quei popoli ridotti in schiavitù”
“I beduini del deserto?”
“I camerieri del villaggio vacanze. E gli animatori. Lo sai quanto guadagna al mese un animatore di villaggio? Una miseria!”

Si mette a raccontarmi di dipendenti ridotti alla fame, obbligati a lavorare fino a quindici ore al giorno senza ferie nè riposi, e la prima frase che ha detto viene coperta da orari di treni, programmi di conferenze, liste del bagaglio. Potrebbe sparire sotto tutte quelle parole, ma la sento sempre riaffiorare, gliela posso leggere sulle labbra, anche se non la ripete più ce l’ha ancora in bocca, la fa girare fra i denti per assaporarne il sale.

“Ma parti ora?”, mi resta da chiederle. Non sono mai stato capace a reagire prontamente a una frase che non mi aspettavo, le mie discussioni si concludono ogni volta accettando le ragioni del mio interlocutore. Ho bisogno di rimuginare da solo su quel che ci siamo detti, per afferrarne il senso e trovare la risposta. Sono uno scacchista del dibattito, il meglio lo dò nelle liti per posta.
Marzia non ha alcuna intenzione di scrivermi per farmi capire che va via, il suo treno parte fra un’ora.

“Vabbè, ma aspetta, scusa.. Te ne vai così.. Posso almeno accompagnarti?”

E’ la porta di casa a sbattermi in faccia la risposta, chiudendosi fra me e la mia fidanzata. Quando la riapro e corro fuori non c’è più nessuno in giardino, nè in strada. Oltre non vado, sono in ciabatte, metti che qualcuno mi veda rincorrere la fidanzata in ciabatte giù per la strada e acchiapparla per la valigia e implorarla di tornare a casa con me. Che quadro potrebbe farsi della nostra situazione?
Quello giusto probabilmente, sono solo io che non riesco a capire e resto lì a borbottare frasi senza senso.
Se almeno mi spedisse un’email spiegandomi.. Ma non credo che la riceverò prima di qualche giorno, torno a casa e mi metto pazientemente in attesa davanti al pici.

Questo domenica. Ieri, martedì, il programma di posta elettronica mi mostra un messaggio col suo nome sopra. Lo apro di corsa, è lei, mi scrive che è arrivata la sera precedente, stanca morta, e solo quella mattina ha cominciato a girare per il villaggio, per prendere contatto coi dipendenti e farsi raccontare delle loro frustrazioni professionali. “E delle mie frustrazioni sentimentali non ti frega?”, le chiedo a voce lamentosa. Ovviamente non mi sente, continuo a leggere.
Scrive che il posto è carino, gli animatori sono dei rompicoglioni che continuano a invitarla a giocare a pallone, e sta quasi pensando di escluderli dal suo programma di liberazione operaia.
“Vadano a farsi fottere”, mi scrive.
E poi mi saluta.
E basta.
Non dice se le manco, se mi ha pensato, se ha intenzione di farlo nei prossimi giorni, se tornerà più innamorata, se tornerà.

E’ vero, per chi parte la distanza è diversa da chi resta. Il primo la vive nei ritagli di tempo, per il secondo è un lavoro a tempo pieno. Guardare una relazione attraverso la cartina geografica ti permette di coglierne la struttura, le fondamenta su cui si regge il castello di carte che è una coppia. La lontananza si porta via tutti gli orpelli che ci siamo appesi intorno a riempire il silenzio della quotidianità, e riporta a galla l’essenziale. E’ una prova pericolosa, rischi di scoprire che sotto i riti di ogni giorno non esiste più alcuna base, e il castello in un attimo viene giù.

Penso che glielo scriverò, in risposta alla sua email. Lo leggerà domani e si farà un bell’esame di coscienza, e ci penserà se alla fine conto davvero qualcosa o ci stiamo solamente raccontando di stare insieme.
Riordino le idee, pigio il tasto Rispondi, e comincio.

“Qui tutto bene”, la prendo larga. “Il maledetto cane miope mi è corso contro come un siluro e si è scordato di evitarmi, sbattendomi su una gamba e buttandomi dritto in terra”, la prendo molto larga.
“Quella stronza della gatta si è leccata l’uovo sbattuto che avevo condito col pepe per farmi la carbonara, spero che le bruci il culo tutta la notte, e il suo degno compare dorme tutto il giorno sul letto e mi riempie di peli il cuscino”.

E sorrido. Perché non c’è davvero bisogno di aggiungere altro, la distanza che c’è oggi fra noi mi ha mostrato chiaramente su cosa stiamo appoggiati, è qualcosa che spogliato del superfluo basta a reggere la casa in cui abitiamo, è una prova pericolosa, ma la superiamo tutti i giorni.
E’ bello vivere con lei, ed è bello stare ad aspettare sapendo che aspettiamo insieme.
Anche se lei nel frattempo si diverte molto di più.


aggiornamento di uno stato qualunque

Oh bentornato! Ehilà, che piacere rivederti! Finalmente! Oh ma dove cazzo eri finito?
Che uno per tornare bisogna che se ne sia prima andato, e ciò non è sempre vero, a meno che non si consideri anche l’andar via di testa, che allora belin che viaggi ci si è fatti. Anche se a dire il vero qualche andarvìa ce lo si è fatto anche qui, in questa parentesi di nonscrivoniente nonchiamonessuno, che è vero poteva ricordare i bei (?) vecchi tempi quando ci si chiudeva talmente a fondo in sè stessi da portarsi anche da mangiare perché laggiù in fondo c’era da fare parecchie scale a piedi e con la spesa avanti e indietro sai che braccia che ti vengono.
E invece no, non si trattava dei bei (?) vecchi tempi, stavolta non ci sono musi da bracco ad accompagnarci per la strada, sguardi fissi al pavimento, pensieri che si accavallano in testa così veloci da risultare incomprensibili anche a noi stessi, bestemmie digrignate sottovoce, che in quei bei tempi lì ce n’è una fioritura che manco all’euroflora. No, stavolta ci si dimentica di scrivere telefonare farsivedere allimiteunmessaggiomanonèdetto a causa dei bei tempi quelli senza punto interrogativo fra parentesi, che ci fanno scordare che esiste un mondo al di fuori di noi esattamente come quelli belliproprioperuncazzo, ma con la differenza che stavolta lo sguardo spazia ovunque, e il muso se proprio dev’essere da bracco almeno ha una palla in bocca e scodinzola felice.
Palla nel senso di giocattolo, non di testicolo, che sennò la felicità del bracco andrebbe di passo col dolore di un mammifero di sesso maschile non meglio specificato.
E si perché in questi giorni di vuoivederechecihannoilpicirotto forsesonostatisequestrati è successo quanto segue:

  1. Siamo stati in turnè a Parma, presso la Biblioteca Clandestina Errabonda tirata su da quel vecchio volpone dell’Alessandrocinelli, dove la parte meno produttiva dell’Ejercito Cadigattista di Liberaciòn Nacionàl ha presentato un paio di quadri letto un paio di racconti strappato un paio di applausi vuotato un paio di bottiglie. Bello, lo rifarei tutti i giorni, approfitto della parentesi per ringraziare chi mi ci ha voluto e spero di ricambiare al più presto l’ospitalità in quello che presenterei come punto 2.
  2. Abbiamo quasi terminato i lavori alle Cappe Rosse, anche se dovrei dire che il Subcomandante Marzia ha quasi terminato, visto che io, in qualità di parte meno produttiva dell’Ejercito Cadigattista di Liberaciòn Nacionàl, mi sono limitato a brevi quanto inefficaci comparsate. Chiedo le attenuanti signor giudice, quella grossa cagna per cui lavoro non mi permette di usufruire delle ferie arretrate per contribuire in manodopera a ciò che si appresta a diventare la mia occupazione principale, se non in tempo almeno in ambizioni. Anche in questo caso vorrei aprire una parentesi per ricordare ad amici, nemici e visitatori occasionali che, che senza una tessera ARCI non possiamo farvi entrare, e che siete nemici le consumazioni si pagano.
  3. El Bastardo e Morelia Toñita De La Selva De Lacandona, la sua nuova subalterna, hanno mangiato una scatoletta al tonno e salmone e hanno scagazzato per tutto il sottoscala, costringendoci a un lavoro ignobile di pulizia, col risultato che alla fine tutta la cucina puzzava di merda tonno salmone e candeggina. La prossima volta che si azzardano a fare una cosa del genere li sotterro in giardino.
  4. Ci siamo ricordati di quanto sia bello restare abbracciati sul divano a guardare la prima stupidaggine che passa in televisione, senza neanche guardarla davvero, giusto per il piacere che dà spegnerla e ascoltarsi respirare. Sono innamorato di questa ragazza, e alla fine i punti uno due e tre non sono altro che macchie di colore in un quadro, e non è certo stando col naso appiccicato alla tela che riuscirai a decifrarne il disegno. Oltretutto se il colore è ancora fresco ti macchierai tutta la faccia..