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tredueuno

Insomma che niente, vado a dormire, mi sveglio oggi ma più tardi e scopro che dopodomani prendo la macchina il treno l’aereo la metro l’ascensore e non dormo più per quindici giorni, che nella città che non dorme mai anche schiacciare una pisa in un angolino, così di nascosto, mentre son tutti girati, fa brutto, e se c’è una cosa che in quel posto lì non va mai fatto è far brutto, che in quel posto lì son tutti tirati e fighi anche quando non fanno niente di speciale, che a te sembra che non facciano niente di speciale, ma in realtà loro stanno facendo qualcosa che altrove non si potrebbe mai: stanno facendo niente di speciale in un modo figo, e provaci un po’ a Ronco se ci riesci, che già andare in stazione coi capelli arancioni ti rende argomento di conversazione per una settimana e ancora dopo due c’è gente che ti saluta guardandoti sopra la fronte, si vede che la Pietrina non gli basta a questo paese di tricoconservatori.

La prima cosa che devo fare una volta di là è alzarmi a un’ora decente e incontrare i miei cognati mia cognata e il cognato della mia fidanzata tutta la cognateria sotto l’arco dove Harry capisce che non può vivere senza Sally che poi torna indietro di corsa e si fa tipo due tre boroughs che è una cosa che da noi fa strillare la milza solo a pensarci, come se io andassi a lavorare correndo, ma te l’immagini, un’infortunio sul lavoro al giorno sempre che riesca a raggiungere il cancello della ditta. Comunque ci si dovrebbe vedere là, e spero che tardino un po’, così vado a farmi subito la foto davanti a casa di Martin Mystère e poi me ne faccio anche una nella via di Bob Dylan abbracciato alla fidanzata che però sarà difficile che sia disponibile dato che è morta, vorrà dire che mi porterò la mia da casa, vedi che a viaggiare con del bagaglio extra alla fine torna utile.

Sto scrivendo in modalità fullscreen, che è una cosa che sembra di scrivere su un foglio, è anche bello da vedere, senza margini e colori di sfondo, tutto bianco, come battere a macchina una nuvola, chissà quando piove le macchie d’inchiostro che lascia sulle lenzuola stese.


progetti

Aveva ragione il dottore. Lui me l’aveva detto di installare wordpress e di farmi un blog fighissimo che ti vien voglia di passarci le giornate solo per l’aspetto anche se poi non c’è scritto niente, perché è quello il segreto del successo, non il contenuto. A chi verrebbe in mente di andare a parlare con la bruttina laureata seduta sul divano a leggere, quando di là c’è una modella brasiliana ubriaca che fa pole-dancing? E io invece niente, il blog ha ancora quell’aspetto provvisorio di appartamento senza lampadari né prese della corrente, scatoloni dappertutto e nessuna voglia di svuotarli, giusto il tavolo libero a metà per farci stare un cartone della pizza quando mi viene fame, e tanto letto a disposizione da potermi sdraiare e buttarmi una copertina addosso.
Ma non è che non ci abbia provato, davvero, mi sono messo lì un sacco di volte ad armeggiare col programma che mi ha fatto installare, easyqualcosa, ma è easy solo ad installarlo, poi lo lanci e compaiono due semafori, un sacco di spiegazioni complicate e mi viene voglia di andare a vedere cosa fa la brasiliana nella stanza accanto.

Però devo mettermi sul serio a fare qualcosa con queste pagine. Fra poco il mio romanzo verrà pubblicato e orde di lettori si precipiteranno qui affamati di notizie, devo dar loro informazioni, una grafica accattivante, al limite un’anteprima succosa di quello che sarà il mio nuovo bestseller, sennò finisce come con Katia, che non mi ha aggiunto ai link della sua pagina perché credeva che fossi morto, e per il dolore della perdita si è comprata una reflex.

Adesso oltre al senso di colpa verso i lettori privati di buona letteratura si aggiungerà quello verso gli amanti della buona fotografia. Speriamo almeno che ne pubblichi poche..

Certo che se mi mettessi a lavorare su un progetto concreto potrei compensare alla carenza visiva con qualche riga di qualità e la consapevolezza che presto o tardi.. Però non ne ho voglia, le due tre cose su cui sto lavorando non mi convincono ad impegnarmi più di una decina di righe la mattina se mi avanza il tempo fra un tumblr e una partita a elements.

In realtà mi piacerebbe scrivere una cosa con poca punteggiatura, di quelle difficili da leggere, in barba ai lettori faciloni e anche a quelli più scafati, puntare direttamente all’eccellenza, che nel mio caso rappresentano quelli coi neuroni fritti dalle droghe, e dare alla luce un tomo massiccio fatto esclusivamente di pensieri liberi, slegati, con un minimo di filo conduttore che serva solo nel caso uno il libro se lo fotocopi fronte e retro ed esca dalla copisteria senza aver rilegato la sua bella risma stampata fitta fitta e sia una giornata di vento e venga scontrato da una bambina in bicicletta che corre per il marciapiede perché la mamma non vuole che vada in strada, che ci sono le macchine, e i fogli volino dappertutto e lui riesca a raccoglierne solo una parte e non sappia più in che ordine andavano. Ecco, io vorrei scrivere una cosa che in quel caso lì uno possa comunque arrivare in fondo senza perdere il filo del racconto. E poi se non lo legge nessuno pazienza, vorrà dire che non mi sentirò commentare che non fa ridere, che non è scritto bene, che non scorre o che scorre troppo. Mi piacerebbe, è tanto che ci penso e non comincio mai, per pigrizia, si, ma anche perché se devo dargli un minimo di storia devo anche sapere che storia dargli, non posso raccontare una storia qualsiasi, ce ne vuole una che si adatti a un libro così, e bisogna pianificarla a fondo, è una roba difficilissima, da non dormirci quasi.
Oppure si va a muzzo, che è l’altro metodo infallibile in casi come questi, si comincia senza sapere dove si andrà a parare e si prende a ditate la tastiera correggendo giusto quando vengono fuori delle cose tipo egsdfgdv, che non puoi spacciarlo per un personaggio norvegese, è troppo sfacciato anche per una storia così, e soprattutto devi giustificarne l’esistenza nella storia, anche in una storia con la trama esile e scomponibile. Ne sarei capace di scrivere una storia senza storia, fogli e fogli di ragionamenti aperti e subordinate infinite e liste di cose che potrebbe anche non finire mai?

Credo sarebbe ora di provarci.


e di nuovo cambio casa

E di nuovo scrivo questo post, che quando in casa ci sono due computer accesi il router va in crisi e perde la connessione ad ogni alito di vento. Forse dovrei pensare a comprarmi un'antenna da piantare sopra la porta d'ingresso, così da diffondere il segnale in tutto l'edificio, oppure quattro piccole antennine da piazzare sulla schiena degli animali domestici, così i vicini pensano che ho quattro cyborg e la puzza di merda che sentono è solo frutto della loro immaginazione.

Ciò che mi premeva comunicare al mondo è che ci sono voci che splinder stia chiudendo, o che non indicizzi più i blog sui motori di ricerca, o qualche altra magagna tecnica che non lo so se è vera e se è grave, ma io era da un po' che ne avevo le balle piene di questa piattaforma, e così mi sono aperto un blog su wordpress.
Non ci ho trasferito tutta la roba che ho postato qui, non ne ho voglia, non ne sono capace e neanche mi interessa poi tanto, ne ho fatto una copia su un file word e mi è sufficiente a non perderla, poi quella che rimane qui è giusto che qui stia, di là voglio ricominciare da capo per la terza volta, in preda a quella voglia di cambiamento che mi sta tirando per i piedi da qualche giorno.
Col tempo magari apporterò le varie modifiche che adesso mi sembrano allucinanti, tipo cambiare il font (!!) o comprarmi un dominio, ma non è escluso che finisca per cambiare un'altra volta indirizzo se dovessi scoprire che quello su wordpress fa cagare.

Per il momento me ne sto lì, mi allargo, semino la mia roba in giro, compresi i calzini usati, sbriciolo sul divano, rendo l'ambiente più simile a me e vedo come mi trovo. Se passate da quelle parti il mio indirizzo è 
 

https://lepablog.wordpress.com

 


ci risiamo

Uno dice che non c’è due senza tre, e dovrei anche starlo a sentire uno che dice una cosa così, perché deriva dal greco nonceduesenzatreeus che vuol dire saggezza. E uno che dice una cosa così va ascoltato, che chissà quanti saggi consigli mi potrebbe dare, tipo che se cambi piattaforma per il tuo blog è opportuno cercarne una che ti permetta di fare un po’ quel che ti pare senza dover per forza comprarti un dominio, un carattere, un editor, una pizza, un set di pentole, HAAANFF! questa bellissima parùr di smeraldi rubini e pongo comprendente HAAANFF! unanello unacollana unbraccialetto unacavigliera dueorecchini uncollareperilcane unmanubriodibici unamanigliamanonsodichecosa HAAANFF! e ve la do per dite voi quanto! Mille miliardi di euri? NOOH! Quattrocentomilionidieuri? NOOH! Quarantasettecentesimi!! Non esiste!! È l’offerta dell’anno!!

Comunque wordpress dev’essere una piattaforma parecchio figa e sono sicuro che a trovare uno che mi aggiusti il template a capire come funziona mi toglierò delle belle soddisfazioni, ma per ora ci sono solo rimasto malissimo che non ho potuto utilizzare il mio bel tahoma a cui sono abituato fin dal lontano novembre duemilaettrè, quando ho aperto il primo pablog su splindermerd.

A proposito, perché mi sono trasferito? Credo di doverlo spiegare a coloro che non hanno seguito i passaggi precedenti e sono finiti qui solo perché attratti dalla pubblicità in televisione.

RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI: Continua a leggere


a furor di popolo

Oh ma allora, sto gioco.. è finito o no? Pare che sia finito, si, qualcuno è arrivato in fondo. E dirlo? Che è una settimana che sto a girare tutti i siti di Tom Waits cercando di capire come arrivare al secondo indizio? Ma a cosa ti serve? Cosa? Girarti i siti di Tom Waits. A risolvere il gioco, no? Ma no, bastava indovinare il titolo della canzone! That feel? Ecco, quello era un pezzo dell’indirizzo del sito in cui trovare il secondo indizio. E io come faccio a capirlo? Cosa sono, un mago? Bastava guardare, c’era una strofa, punto free qualcosa, punto it. Quel qualcosa era il logo di wordpress, come potevi facilmente intuire cliccando col tasto destro sulle proprietà d.. Di stocazzo! Una settimana ci ho messo! Mi sono anche scaricato tutta la discografia, e me la sto sciurbendo tutti i giorni in macchina e a casa! E ti piace? Ma chi? Tom Waits? Mavaa! Sembra un ubriaco con la bocca piena di vetri!

Vabbè, diciamo “A furor di due o tre”, si è conclusa la prima Grande Caccia Al Tesoro Del Blog Di Spassky, ed è ora di proclamare i vincitori.

Primo classificato Hardla, che ha staccato tutti gli avversari con una celerità che ha dell’incredibile. Mentre loro si dibattevano a cercare di risolvere il primo difficilissimo rebus lui aveva già sbagliato strada e stava analizzando tutti i video di you tube girati in Bhutan, e mentre i suoi avversari arrivavano sul sito di Bhutan Times lui gironzolava per Punta Arenas, trovava le foto, cambiava pagina, rispondeva alla domandona finale e vinceva!

Secondo classificato, a sorpresa, Panchin, che con un’incredibile rimonta superava il suo diretto concorrente e mi lasciava la risposta esatta con alcune ore di anticipo.

Terzo classificato colui che per tutta la gara aveva mantenuto un buon piazzamento, Secchin. Evidentemente sulla distanza ha avuto la meglio lo scarso allenamento. Ci godo, così impara a farmi perdere al suo giochino.

Perso per strada Fry Simpson, che quando ha saputo che Hardla era più avanti di lui si è rotto le balle ed è tornato a fare le pulci alla Worldwide School of English.

Dietro Tutti gli altri, che mi hanno mandato allegramente a fare in culo appena hanno letto di cosa si trattava. Un sentito grazie anche a loro, ci vediamo sulla Grande Caccia Al Tesoro Del Blog Di Spassky 2.0!