Niente, volevo ricordarvi che il Pablog si è spostato su

http://www.pablog.it

Qui ci sono solo le zanzare.

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in prigione come nel monopoli

È più di un mese che non scrivo niente. Ma non qui sopra, in generale. È più di un mese che non metto in fila tre parole se non per spedire un messaggio a qualche amico. Di solito il pablog è quella cosa che utilizzo per raccontare cosa mi si sta muovendo nella pancia e cercare di dargli un nome e un significato, ma non sempre ci riesco. Adesso per esempio non c’è verso, ho un nodo nello stomaco. Non è necessariamente brutto, o legato a qualcosa di negativo, è più un insieme di sensazioni appiccicose che ha creato un robo duro e colloso, e non mi avvicino neanche a sbrogliarlo. È tanto stretto che non passano le parole, e anche l’attività consueta di raccontare diventa una tortura.

Quando passerà questa fase e il nodo si allenterà potrò afferrarne un capo e tirarlo lentamente, sciogliere la matassa e descrivere quello che ci troverò attaccato, ma per il momento è come dare pugni a un sasso. Ci ho provato per un po’, ma se c’è una cosa che ho imparato in questi anni è che le parole vengono da sole, e se le trascino sul foglio finiscono per dire qualcos’altro, e a me dire qualcos’altro non serve.

A presto, spero.


e ma allora

Io davvero non vi capisco a voialtri. Mi sbatto a crearvi un blog dall’indirizzo immediato, una grafica minimale accessibile da qualunque telefonino compreso il nokia coi tre tastoni biancorossoverde che ne hanno venduti tre esemplari in tutto e uno me lo sono comprato io, ci carico sopra tutti i post compresi quelli vecchivecchi rarissimi tipo di quando mi sono buttato in politica e sono diventato re della Nigeria ma avevo finito i soldi e sono stato costretto a scrivere email a chiunque per chiedergli due spicci in cambio di astute manovre commerciali che non mi potete dire di no, e voi state sempre a bazzicare qua sopra. Per dissuadervi ho anche postato una pagina del diario di Phil Collins, speravo fosse un gesto sufficientemente estremo per scacciare anche i più temerari, quelli temprati alle prove più impegnative, tipo andare da Cannes a Nizza seduti su un cancello a pedali nel giorno in cui la tua squadra del cuore perde tre a zero il derby, ma niente, tutti i giorni vengo a vedere le statistiche del blog e ci sono più visite del giorno prima. Di un paio posso intuirne l’identità, e mi prendo la briga di salutarli come si fa con gli amici: ciao papaperi! Di altri due posso intuirne l’identità e mi prendo la briga di salutarli come si fa con i personaggi famosi che cercano di non farsi riconoscere ma tu li hai sgamati lo stesso perché da bambino andavi sempre al circo: ciao amici col cerone! Di altri due posso intuirne l’identità ma non li saluto perché vengono qui tutti i giorni a cercare le gemelle Kessler nude e Sveva Sagramola altrettanto abbigliata, e sono dei pervertiti mascalzoni.

Poi a me piace immaginare che da qualche parte in mezzo a quelle statistiche grigie di googleanalytics compaia all’improvviso un puntino azzurro che mi riveli la visita di cortesia di qualcuno che una volta all’anno si fa un giro a respirare cose familiari, sai, uno vuelve siempre a los viejos sitios donde amo la vida, un po’ come quando sono a Londra e inevitabilmente finisco di fronte a quel Renoir, un po’ come la visita alla nonna, dove la nonna è quello stato d’animo in cui ogni tanto ti immergi quando non ti vede nessuno, giusto per ricordarti l’effetto che fa. Lo so che non è così, ma i racconti li scrivo saccheggiando questi pensieri qui, mica le pagine gialle.

Comunque la faccio breve, che ieri sera mi son successe delle robe strane e se me le tengo al caldo ancora un po’, invece di scriverle qui sopra, magari diventano un raccontino, o un capitolo di quella roba che tengo nel cassetto, e a proposito di cassetti vorrei regalarvi un vecchio racconto che avevo dimenticato in mezzo alle cianfrusaglie. Lo potete scaricare qui in formato epub.

Per tutto il resto vi ricordo che questo blog si è trasferito sulla pagina dal nome più figo: http://www.pablog.it

Non fatemi innervosire.


pussa via!

Non capisco perché continuiate a venire su questo blog che è chiuso e tutto il suo materiale è stato spostato sul blog nuovo dove c’è già un sacco di materiale inedito tipo racconti con svolte di rara sofferenza che qui se non ci ridiamo sopra signora mia è un attimo a finire in quella fogna dove una volta ci sta perché “è necessario che ciascuno scenda una volta nel suo inferno”, ma due vuol dire che sei scemo e non hai dignità e hai voglia a dire alla Donna  Senza Dignità che non ce l’ha se poi tu fai uguale, sebbene, va riconosciuto, rispetto a quelle lande desolate dell’animo umano tu ancora spicchi, ma che merito sarebbe, è come sfidare un tirannosauro a braccio di ferro, e non ho detto tirannosauro a caso, che in quei momenti quando ti prende la domandona esistenziale “ma tutte io le trovo?” il ricordo torna a quando i bestioni zannuti calcavano la prateria e c’era sempre il sole anche quando pioveva, mica come adesso che tanta precisione meteorologica non sa restituire una briciola di azzardo, ti dice che piove e piove davvero, nessuna sorpresa, l’unico coup de théâtre è talmente mediocre che sembra improvvisato e pure male da qualcuno che non ha capito il senso del copione, ma non è colpa loro Vostro Onore, sono questi nuovi cantanti che scrivono canzoni che non si capisce il senso, e uno deve tirare a indovinare, e finisce che alla ragazza che gli piace le dedica una canzone convinto che dica la vita senza di te fa schifo e scopre che quella ha capito sei una povera stronza capricciosa, o viceversa, non so, con questi artisti giovani e scapestrati ho delle difficoltà, mi organizzo per andare al concerto e limonare una e per la fatica di interpretare i loro testi mi trovo ancora a casa mentre la tizia in questione è là che si slinguazza a elica Coso, non ricordo bene, è una questione di qualità e io sono un paracarro, guarda un po’ a volte le curve della vita, stai sulla tua corsia e ti investe un pullman pieno di Hobbit in gita al nord che l’ha presa un po’ larga, ma se vai dietro anche a loro non vivi più, perciò ragazzi, grazie per le continue visite e le iscrizioni a questa pagina, ma il pablog si è trasferito a un altro indirizzo, venite a trovarmi di là che vi racconto due cose.

http://www.pablog.it


Diario di Phil Collins

Uè ciao raga!

Sono proprio contento di avere uno spazio per scrivere, perché il mio sogno è sempre stato quello di fare lo scrittore! Perché a una certa età il batterista.. cioè.. che sbatta! Sei sempre lì che martelli poi ti fanno male le braccia e non riesci più a metterti il cucchiaio in bocca senza sporcare tutta la tovaglia! No, veramente!

Lo scrittore invece sta lì e racconta le storie, ma vuoi mettere?

Oggi vi racconto quella di quando stavamo girando il video di I Can’t Dance, sapete no? Quella che prende per il culo le reclam della Levi’s.

Nella scena dove sono in spiaggia seduto sulla sdraio e suono la chitarra e passa la tipa e io le guardo il culo, avete presente? cioè, quella scena l’avremo girata tipo quaranta volte! Perché una volta la tipa è passata mentre cercavo di fare un fa minore e mi sono dimenticato di guardarle il culo, e il regista mi fa “oh Phil, non è che ti ho chiesto di cavare ferro da una miniera in Scozia eh?”.

La seconda volta gliel’ho guardato bene, ma c’era mia moglie sul set che si è incazzata e mi ha detto “Oh Phil, va bene recitare ma anche un po’ meno eh?”

Poi il cane si grattava, poi mi è entrata la sabbia nel costume, poi si è scordata la chitarra,  poi è arrivato il bagnino coi carabinieri che ci hanno chiesto i documenti e i permessi e ce la siamo telata con sdraio e tutto.

Oh, non ci hanno denunciato? Ci hanno messo i sigilli all’attrezzatura di scena, non potevamo più girare niente e avevamo ancora da finire il video entro l’uscita del singolo, mica potevi lanciare la canzone con uno sfondo bianco, no? Poi questi rapper di oggi ti parlano di disagio.

Allora mi è venuta un’idea della madonna! Ho detto al regista “E perché no?” e lui “E perché no! Perché MTV ce lo tira dietro! Michael Jackson mette fuori dei film di venti minuti con degli effetti paura e noi ci presentiamo con te che canti su uno sfondo bianco? Mattestaimale!”

Ecco cosa mancava! Michael Jackson! Mi è venuta un’idea come se mi avessero sparato, tipo. Ho fatto un salto sulla sedia e ho urlato “Ce l’ho!”.

Due ore dopo eravamo in salotto con un lenzuolo bianco dietro e c’ero io col vestito del matrimonio che prendevo per il culo Michael Jackson.

È venuto una figata! Lui veramente non l’ha presa benissimo, ma cazzomene, tanto è morto.

Ciao raga, ci si becca presto!

 


Questo blog si è trasferito su

Www.pablog.it

Qui oramai c’è solo Phil Collins

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qui finisce l’avventura del signor Bonaventura

La faccio breve. Ho deciso di lasciare questo spazio.

Mi sono successe delle cose che mi hanno obbligato a mettermi in discussione, e tirando giù dagli scaffali degli aspetti di me che non toccavo da un po’ ne ho approfittato per buttare via quello che non serve, e rimettere a nuovo quello che voglio tenere. Così ho cambiato le corde alla chitarra, ho cancellato il profilo di facebook e mi sono comprato uno spazio dove aprire il mio blog.

Ci vediamo di là.

www.pablog.it